COUNSELING FILOSOFICO
Ciascuno di noi è abitato da una natura interiore – unica e irripetibile – orientata verso
l’auto-realizzazione. Così ognuno di noi tende verso il dispiegamento dei suoi potenziali
e all’immagine del seme che porta al suo interno il progetto del fiore o dell’albero,
ciascuno di noi ha in sé ciò che è necessario alla sua evoluzione.
Nella sua natura profondamente dinamica e costruttiva, la spinta all’auto-determinazione
(auto-realizzazione) non cessa in nessun momento di esistere e di operare. Quando
questa forza viene in qualche modo contrastata da eventi sfavorevoli ne risente, si può
indebolire, uscirne distorta, ma mai si spegne del tutto.
Per operare al meglio questa tendenza evolutiva ha bisogno di sostegno e di condizioni
favorevoli. Per questo chi si trova momentaneamente in difficoltà, scisso, confuso, e
sente il bisogno di raccogliere le proprie idee e le proprie forze per trasformare una crisi
in un’opportunità di crescita, può trovare nel counseling e nella figura del counselor un aiuto,
un mezzo per nutrire, sostenere, accogliere e soprattutto riattivare la sua “tendenza
attualizzante”.
Il counselor così sostiene le naturali capacità di autoregolazione del cliente cercando in
ogni modo di creare le condizioni adatte alla sua affermazione-realizzazione e alla sua
crescita mediante un approccio che accoglie e un ascolto empatico e attivo.
empatia, accettazione incondizionata e autenticità sono gli strumenti fondamentali del lavoro,
non tecniche ma qualità umane che il counselor si impegna a coltivare per poterle offrire
nel suo operare all’interno della relazione con il soggetto.
Il counseling filosofico si presenta pertanto come una relazione d’aiuto di tipo simmetrico
dove il soggetto che viene in consulenza e il consulente sono sullo stesso piano,
stabilendo una relazione di tipo dialogico. A rivolgersi al consulente filosofico è infatti
una persona che non ha bisogno di una terapia psicologica ma di un dialogo.
Per questo il consulente non si propone di curare, ma, di svolgere il suo ruolo
stimolando chi si rivolge a lui a scoprire le sue reali motivazioni e risorse – la visione del
mondo che è sottesa ai suoi atteggiamenti – in una funzione, potremmo dire, maieutica.
COUNSELING YOGICO
Questo tipo counseling integra le tecniche del counseling psicofilosofico tradizionale con quelle della filosofia Yoga.
A volte infatti – è questa una considerazione basata sulla mia personale esperienza - per superare momenti di crisi, non basta l’aspetto dialogico e riflessivo di una relazione d’aiuto di tipo psicologico (psicoterapia, analisi) o di consulenza filosofica tradizionale. Spesso integrare un lavoro di consapevolezza corporea ridando lo spazio e la giusta cittadinanza al corpo, può aiutarci notevolmente nel guadagnare conoscenza e benessere. Ed è sempre alla ricerca di quell’equilibrio perduto, e di quell’unità che tutto dentro di sé genera e reintegra, che lo Yoga - in primis - e noi ci muoviamo.
Yoga infatti - dal sanscrito unità – è la ricerca dell’unità per mezzo della integrazione tra anima, mente e corpo.
Nella nostra condizione di esseri contingenti, dove il Tempo esercita il suo potere su di noi, il corpo è divenuto ormai “oggetto”, non più riconosciuto come nostro in quanto entità scissa. Di qui la necessità di misurarsi con esso, con la sua dimensione e linguaggio. Interrogandolo e ascoltando attentamente le risposte che ci da.
L’ascolto attivo è in questo senso una modalità essenziale nella pratica dello Yoga, sia nelle asanas (posture) che nel pranayama (tecniche di regolazione del respiro). Esso consiste nell’Introvertire tutte le nostre facoltà per concentrarle in un qui ed ora, dove siamo protagonisti. È in questo spazio che abita anche un’immaginazione attiva che rafforza e coadiuva il processo di conoscenza. Il nostro corpo diviene così simbolo. Da un lato è il mezzo per essere nel mondo, dall’altro è anche il veicolo per la nostra realizzazione. Senza di esso tutto ci è negato: non possiamo prescindere da esso, specie se la nostra esigenza è quella di far si che la nostra vita abbia un senso.
COUNSELING SIMBOLICO E TAROLOGIA
I tarocchi, oracolo colmo di antica saggezza, hanno sempre accompagnato e affascinato
l’uomo e l’evoluzione delle civiltà. Dove ebbero origine e quando non è qualcosa di
certo. Alcune teorie fanno risalire l’origine dei tarocchi all’antica sapienza egizia, altre
credono che i tarocchi siano il frutto dell’ibridazione tra la cultura cristiana, ebraica e
araba del Medioevo. Ciò che è certo è che i tarocchi, così come li conosciamo oggi,
hanno origine Medioevale. Ma ci appare evidente che affondino le loro radici
nell’antichità e ciò li rende ancora più misteriosi.
I tarocchi approcciati e utilizzati correttamente, si rivelano uno strumento unico nello
scandagliare le profondità del proprio essere.
Sono un potente e valido mezzo per la conoscenza di sé e per la ricerca interiore.
Essi accedono dunque in modo diretto, a quello spazio-contenitore psico-universale che
C.G. Jung chiamò Inconscio Collettivo. Sono una sorta di ponte dimensionale tra la
sfera contingente vissuta dal singolo individuo e la parte più significativa e profonda del
suo spirito. Essi sono una via maestra all’inconscio. Attraverso l’utilizzo proiettivo degli
archetipi, le immagini ed i simboli che abitano il nostro inconscio collettivo prendono
forma e vita, rivelandoci importanti verità sulle nostre ferite e sofferenze più profonde,
su ciò che non risuona più con noi.
I tarocchi parlano alla nostra anima e ci consentono attraverso una lettura-
interpretazione archetipica e non divinatoria di comprendere e capire il presente senza i
condizionamenti culturali, familiari, sociali e religiosi.
Essi come una mappa ci offrono una via da seguire per favorire il nostro processo di
crescita, individuazione e evoluzione; prezioso strumento per la conoscenza di sé, per
capire e far luce su quegli aspetti poco chiari sfuggenti o poco integrati della nostra
personalità.
I tarocchi ci aiutano a vedere chi siamo realmente ma soprattutto ciò che davvero
vogliamo realizzare, indicandoci dei percorsi per affrontare problematiche inerenti alla
sfera affettiva e relazionale sia familiare che professionale. Come uno specchio ci
consentono di cogliere quelle che sono le nostre qualità specifiche ciò che ci caratterizza
e ci permettono di far emergere i nostri reali bisogni. Ciò che era inespresso può
manifestarsi.
Come dice Alejandro Jodorowsky: “la funzione del tarologo consiste nel tradurre un
messaggio proveniente dall’inconscio della persona e farglielo comprendere, in modo
che lo possa cogliere nella vita quotidiana ed applicarlo alle preoccupazioni vitali”.
Lo stesso fondatore della psicologia del profondo Carl Gustav Jung si interessò a lungo
e a fondo dei sistemi oracolari e riconobbe nei tarocchi una grande utilità in rapporto
allo studio dell’inconscio collettivo. Ogni carta dei tarocchi rappresenta per Jung un
archetipo di trasformazione, simili a quelli che troviamo nell’astrologia, nel mito, nel
mondo onirico o nell’alchimia, e vedeva in essi non tanto un mezzo per vedere il futuro
quanto uno strumento per comprendere il proprio presente.
Le sedute avvengono sia in presenza che attraverso media digitali.